Oggi posto il primo capitolo di un racconto, si tratta di una storia originale che sto scrivendo.
Al racconto ho dato il titolo provvisorio "Project Gemini". Si tratta di un thriller, spero che piaccia a qualcuno.
Buona lettura!
Freddo. Sentivo molto freddo. Aprii gli occhi e mi resi conto di essere sdraiato per terra. Mi alzai faticosamente, ogni muscolo del mio corpo mi faceva male. Una volta messomi in piedi mi guardai intorno, l'ambiente in cui mi trovavo era un lungo corridoio spoglio, con pareti, soffitto e pavimento in cemento il tutto era illuminato dalla fredda luce di lampade al neon attaccate al soffitto. Dalla posizione in cui mi trovavo si vedeva che dopo qualche metro il corridoio faceva una svolta a destra. Mi girai per vedere dove conduceva l'altra parte, e solo allora notai l'enorme lastra di metallo che mi bloccava la visuale, guardando meglio si trattava di una sorta di spessa porta di metallo, come quelle che si vendono nei caveau delle grosse banche. Incastonato nel muro accanto alla porta si trovava un terminale. Mi avvicinai lentamente al terminale, ogni movimento mi provocava dolore. Quando arrivai al terminale vidi sullo schermo la scritta "Inserire il codice di apertura". A quel punto mi resi conto che non ricordavo niente, ne dove mi trovassi e cosa ci facessi, e soprattutto non sapevo chi ero.
Fui colto da un
profondo terrore, cercai di ricordare qualcosa della mia vita, ma non ricordavo
niente, ne il mio nome, ne il mio cognome o qualsiasi altra cosa legata alla
mia vita. Chi ero? Che cosa ci facevo in quel posto? Provai ad ispezionarmi addosso, ma non trovai
nessun documento, soltanto una biro con sopra stampato un ottagono con
all'interno il disegno di un segno dello zodiaco, mi sembrava fosse quello dei
gemelli. Pensai che forse il mio segno zodiacale fosse quello. Poi guardai di
nuovo il terminale, e mi chiesi se prima dell'amnesia conoscessi il codice che
andava inserito per aprire quell'enorme porta di metallo. Dopo mi resi conto
della mappa che si trovava attaccata al muro proprio a due passi dal terminale.
La guardai bene, si trattava sicuramente di una mappa del posto in cui mi
trovavo, era divisa su più livelli, e da quanto mi sembrava di aver capito io
mi trovavo nel livello più alto, che sulla mappa veniva indicato come uscita, della
planimetria si capiva che la struttura si sviluppava in profondità, sembrava
proprio un bunker. Infine notai che su ogni livello della mappa, in un angolo
in alto a sinistra, si trovava lo stesso simbolo presente sulla biro. Quindi
forse era un logo aziendale e magari io lavoravo in quel posto. Dalla
planimetria quel posto sembrava veramente immenso. Forse avrei dovuto
esplorarlo, nella speranza di ritrovare la memoria perduta. Stare fermo davanti
a quel terminale e cercare di ricordare un codice che magari non conoscevo non
mi sembrava una buona opzione. Guardai ancora la mappa del livello in cui mi
trovavo, e vidi che il corridoio in cui ero conduceva solo ad un ascensore per
accedere ai livelli inferiori. Allora decisi di esplorare la struttura e mi
avviai nella direzione opposta alla porta di metallo. Quando svoltai l’angolo vidi
subito il grande ascensore, aveva le stesse dimensioni del corridoio, sembrava
un ascensore per trasportare grossi carichi da un piano all'altro, grazie alla
porta a grata ad apertura verticale si vedeva l'interno. Quando arrivai
d'avanti all'ascensore mi chinai per afferrare la maniglia e mi sorpresi per il
fatto che i miei dolori muscolari erano diminuiti. Afferrai la maniglia, sollevai
la saracinesca ed entrai. Vidi subito il pannello di controllo, con i tasti dei
vari piani, poi accanto al pannello vidi una cornetta telefonica, appena la
vidi mi avventai subito sul pannello e l'afferrai, me la portai subito
all'orecchio e dissi « C'è nessuno?» e spettai qualche secondo, nessuna
risposta. « Ho bisogno d'aiuto, mi potete rispondere!?», nessuno risposta.
Allora sbattei la cornetta contro il muro per la rabbia e tornai ad osservare i
pulsanti da premere per raggiungere i vari libelli. C'erano 5 pulsanti, sul
quello più in alto c'era scritta una T, sugli altri invece numeri che andavano
da 1 a 4. Non sapevo quale pigiare, poi pensai che se dovevo esplorare tutta la
struttura, sarebbe stato meglio iniziare dal livello più alto per poi scendere
fino in fondo. Prima di premere il pulsante sperai di trovare presto qualcuno
che mi potesse aiutare a ricordare chi fossi. Infine pigiai il pulsante per
arrivare al primo livello e l'ascensore cominciò lentamente a scendere verso il
basso.
Il rumore che faceva l'ascensore mentre si muoveva era
molto assordante, e per non bastare non andava neanche tanto veloce. Durante
quella lunga pausa cercai di vedere se avevo altri oggetti addosso, ma non
trovai altri oggetti oltre la penna che avevo trovato prima, che tenevo nel
taschino della polo. Durante questa auto perquisizione avevo notato che il logo
con il segno dei gemelli era stampato anche sul taschino della maglietta.
Doveva per forza essere un logo aziendale, forse era dell'azienda a cui
apparteneva quel posto, e forse io lavoravo li per loro. Chi sa di cosa mi
occupavo. Mentre stavo pensando a queste cose mi resi conto che l'ascensore
aveva cominciato a rallentare la sua discesa, segno che era quasi arrivato a
destinazione. Mi chinai per preparami ad aprire la porta, ma appena alzai lo
sguardo dopo aver sentito il contraccolpo dell'ascensore che si fermava, rimasi
pietrificato dallo stupore. Attraverso la grata della porta si vedeva un lungo corridoio
molto simile a quello dell'entrata, soltanto che in questo era presente un uomo
accasciato a terra. Dopo essermi ripreso della sorpresa aprii subito
l'ascensore e corsi verso la figura. Mi chinai su di essa e la scossi dicendo «Signore
mi sente?», non ci fu nessuna risposta. Allora provai a girare il corpo verso
di me, e rimasi subito inorridito dalla visione, il volto dell'uomo era
ricoperto di sangue. Il sangue era uscito dagli orifizi del volto e l'aveva
ricoperto. Il volto dell'uomo aveva un'espressione sofferente, tra le mani
stringeva una foto, molto probabilmente era una foto dei suoi cari, l'uomo
portava una maglietta bianca uguale alla mia, anche se ora non era più molto
bianca, visto che era ricoperta di sangue. Ad un tratto mi resi conto della mia
reazione alla visione di quella scena. Non ero affatto sconvolto da quella
visione. E fu allora che si ricordò qualcosa del suo passato.
Ero seduto su un divano rosso, in quello che sembrava il
salotto di un appartamento. Davanti al divano c'era un televisore acceso, era
sintonizzato su un telegiornale. Nello studio era seduta un uomo, aveva i
capelli grigi, sembrava aver superato i 50 anni. Il giornalista stava parlando
in quel momento «... Al momento sembra che la mortalità sia del 100%, anche se
la notizia non é stata ancora confermata dal Centro delle malattie infettive. Ripetiamo,
in numerosi ospedali di tutto il mondo si sono presentati pazienti affetti da
una malattia tuttora sconosciuta. Tutti i pazienti sono morti poche ore dopo il
ricovero. Sembra che l’agente patogeno sconosciuto causi una febbre emorragica
che porta alla morte l’ospite in poche ore e… Aspettate un attimo…» il giornalista
s’interruppe e portò la mano destra all’orecchio destro, stette fermo per
qualche secondo e poi riprese a parlare, «Mi hanno appena comunicato che
l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha alzato il livello di allarme a 6,
ovvero il più alto livello d’allarme per una pandemia. Dal ministero della sanità non sono stati
rilasciati comunicati….».
Il ricordo s’interrompeva li.
Guardai di nuovo il cadavere, e appena feci il possibile
collegamento con la malattia misteriosa, feci subito uno scatto indietro.
“maledizione!” urlai. Mentre nella mia testa si faceva l’argo l’idea che forse
ero stato appena contagiato. Cercai di tranquillizzarmi. “magari è solo un
virus che si trasmette tramite liquidi, non ho toccato il sangue o le ferite”
pensai. Ma non riuscii a calmarmi. Feci ancora qualche passo verso l’ascensore,
per allontanarmi dal cadavere. Poi mi venne in mente di lavarmi, ma dove?
Subito dopo l’ascensore si trovava attaccata al muro la pianta del complesso.
Mi avvicinai e mi misi alla ricerca di un posto dove potermi pulire. Durante la
ricerca i miei occhi si fermarono su una stanza, che sulla cartina era segnata
come stanza di controllo e comunicazioni. Ma la mia priorità in quel momento
era trovare un posto in cui pulirmi, quindi ci sarei passato dopo. Dopo qualche
secondo di ricerca trovai una serie di stanze che erano contrassegnate con la
scritta spogliatoi femminile e spogliatoi maschili. Sicuramente in quel posto
ci sarà stata dell’acqua corrente con cui pulirmi. Guardai bene il percorso che
dovevo fare per raggiungere gli spogliatoi. Lo memorizzai in qualche secondo e
prima di partire ripetei il percorso ad alta voce, «Sinistra, destra, avanti,
sinistra.», e m’incamminai verso la mia meta.
Stavo camminando ormai da più di qualche minuto, quel
complesso era veramente immenso, i corridoi erano tutti uguali. L’ambiente era
molto asettico, tutto molto pulito, con quelle pareti grigie e l’illuminazione
fredda dei neon, sembrava di stare in un ospedale in costruzione. Ero passato
d’avanti a molte porte chiuse, più volte aveva avuto la tentazione di fermarmi
d’avanti ad una di esse ed aprirla per vedere cosa ci fosse nella stanza, ma
subito dopo mi ripetevo che il mio attuale obbiettivo era quello di raggiungere
il prima possibile gli spogliatoi, mi dovevo assolutamente dare una ripulita.
Anche se non ero entrato in contatto con i fluidi del cadavere, non ero sicuro
di potermi permettere di stare tranquillo.
Ma per quanto ne potevo sapere, potevo essere già stato contagiato.
Anche se i dolori muscolari erano diminuiti, li sentivo ancora, per quanto ne
potessi sapere quelli potevano essere i sintomi della malattia. Cercai di
ricordare qualcosa di più della malattia, ma non riuscii a ricordare altro.
Allora mi sforzai a concentrarmi sul mio attuale obbiettivo. Mentre stavo
pensando a queste cose, non mi ero accorto che il corridoio era leggermente
cambiato, infatti differentemente da prima, il corridoio in cui mi trovavo era
pieno di porte, su entrambi i lati. Mentre proseguivo vidi che su ogni porta
era affisso un numero, il valore dei numeri aumentava man mano che andava
avanti, le porte sulla destra avevano numeri pari, quelle sulla sinistra invece
numeri dispari. Rallentai il passo, spostavo velocemente la testa da un lato
all’altro del corridoio per leggere i numeri ad alta voce, « tre, quattro,
cinque, sei, sette, otto...». Appena lessi il numero otto mi fermai. Allora mi
ricordai dove mi trovassi, quella parte dell’impianto era stabilita a
dormitorio, e la stanza numero otto era stata assegnata a me. A guardarla
sembrava una porta come le altre, il metallo lucido rifletteva un po’ la luce
delle lampade al neon. Sembrava che mi fosse bastato leggere il numero sulla
placca, per farmi ricordare che fosse la mia stanza. Mi avvicinai lentamente
alla porta, allungai il braccio destro verso il lucido pomello. Chissà cosa
avrei trovato lì dentro. Infine afferrai con decisione il pomello e lo girai.

0 commenti:
Posta un commento