Ecco il sesto capitolo di Project gemini!
Buona lettura.
Ero in ascensore, la cabina era molto affollata.
Accanto a me c’era Luis, sembrava molto eccitato.
«Non vedo
l’ora di iniziare questo lavoro Adam!»
Un paio di persone si girarono verso di lui.
«Calmati amico, questa è una cosa seria, molte vite
dipendono da noi.»
«Hai ragione, mi devo dare una calmata, ma sono così
eccitato dalla possibilità di lavorare con il dottor Marcus.»
«Lo sai meglio di me che sarà occupato a gestire
questo posto, lavorerai soltanto con me ed Eve, Marcus è il responsabile di
questa struttura, molto probabilmente non lo vedremo mai nel nostro
laboratorio.»
« Sei sempre
così negativo. Non ti sopporto.»
Luis fece finta di farmi il muso, facendomi scappare
una piccola risata.
«Ma allora sai ancora ridere, è tutta la mattina che
hai il morale a terra. Cosa ti è successo?»
«Ma niente. Ieri sera Eve è venuta a trovarmi nella
mia stanza…»
«Finalmente capisco. Non l’hai mica picchiata?
Vero?»
«Certo che no! Mi sono solo scaldato un po’.»
«Come al solito. Te l’ho già detto, devi cercare di
controllare i tuoi scatti d’ira.»
«Lo ammetto ho un po’ esagerato. Ma in fondo se lo
meritava, ci ha abbandonati nel bel mezzo delle nostre ricerche per andare da
quella multinazionale che la copriva di soldi.»
L’ascensore si fermò e uscimmo insieme alle altre
persone. Luis continuò il discorso:
«Ti sei
arrabbiato solo per il fatto che ci ha abbandonati? Non perché ti ha
abbandonato per seguire la sua carriera?»
«Per me è la stessa cosa. Non voglio addentrarmi in
questo discorso con te. Tanto lo sai già che abbiamo due opinioni diverse. Ora
voglio solo concentrarmi su questo lavoro.»
Ci fermammo davanti ad una porta.
«Allora è
questo il posto dove lavorerà il nostro team?»
Chiesi a Luis.
«Certo, ci hanno assegnato questo laboratorio.»
Aprii la porta ed entrammo, il laboratorio era
deserto.
«Come immaginavo…
Non è ancora arrivata.»
«Stai calmo Adam, arriverà presto»
Disse Luis mentre stava chiudendo la porta.
«A proposito, guarda com’è ben fornito questo posto!»
Luis si guardò un po’ intorno.
«Guarda lì! Avrei ucciso per avere uno di quelli
all’università!»
«Che macchinario
è? Non l’ho mai visto.»
Luis assunse la
sua solita aria da maestrino.
«La tua
ignoranza a volte mi sorprende. Questo è un…»
Fortunatamente in quell’istante la porta si aprì.
«Finalmente sei arrivata…»
Non feci in tempo a finire la frase che vidi
apparire James Marcus, aveva i soliti occhiali da sole che gli coprivano gli
occhi. Cercai di rimediare subito all’errore.
«Mi scusi
dottor Marcus, pensavo fosse un'altra persona.»
«L’avevo intuito dottor Forgét.»
Marcus si rivolse verso Luis e gli disse.
«Salve dottor Shaw, spero che il laboratorio sia di
suo gradimento.»
«Ma certo dottor Marcus, questo posto è perfetto,
abbiamo tutto quello che ci serve.»
«Molto bene. Ora passiamo a lei dottor Forgét.
Questa mattina ho sentito delle voci in mensa, riguardo a lei e la dottoressa
Walls. Secondo queste voci, ieri sera avete avuto un piccolo diverbio. Ciò
corrisponde al vero?»
«Certo, ma non è stato niente di grave.»
«Lo spero bene, come ben sa ci sono molte persone
che contano sul successo di questo programma. Essendo il responsabile di
massimo grado in questa struttura mi devo assicurare che non ci siano problemi
nel personale. Vuole che sposti la dottoressa Walls in un altro gruppo?»
«Non ce ne sarà bisogno. Le assicuro che non ci saranno
più problemi del genere.»
«Mi fido di lei dottor Forgét, non me ne faccia
pentire. Ora se volete scusarmi, ho altre cose di cui occuparmi.»
Marcus si girò verso la porta e se ne andò via. Dopo
qualche secondo di silenzio, Luis disse.
«Sembra che quegli occhiali da sole siano attaccati
alla sua testa, non se li toglie mai. Secondo alcuni li tiene per nascondere i
suoi occhi storti.»
«Non credo sia per quello.»
«Allora secondo te perché li porta sempre
sapientone? Che voglio farti notare, avevi predetto che non avremo mai visto il
dottor Marcus in questo laboratorio. »
«Non ho predetto niente. Ora sarà meglio iniziare a
lavorare.»
«Agli ordini signore!»
Così iniziammo il nostro primo giorno di lavoro
nella struttura.
Grazie al mio ricordo, James ed io trovammo
facilmente il laboratorio, dove avevo lavorato. Eravamo arrivati lì in cerca d’indizi.
James non sembrava ricordare un gran che, cosa che m’irritava molto, dato che
ogni volta che ricordavo qualcosa capivo che fosse stata una figura di rilievo
in quel posto. Il posto era diverso da come me lo ricordavo, c’era molto più
disordine. In quel momento stavamo ispezionando il laboratorio, anche se non
avevamo la minima idea di cosa stavamo cercando. A un certo punto James
richiamò la mia attenzione.
«Adam, mi sono ricordato che in questo posto è stata
trovata la cura per il virus…»
«Sei sicuro!? Ma allora perché sono morti tutti
tranne noi due?»
«Non lo so. I ricordi sono ancora così confusi.»
«James, devi cercare di ricordare, quella è
un’informazione fondamentale, ormai è chiaro che siamo stati contagiati anche
noi. Basta guardarci, non siamo un bello spettacolo.»
«Lo so, ma non riesco a ricordare bene. Mi sonori
cordato di alcuni campioni della cura in fase sperimentale. Erano contenuti in
delle siringhe particolari, ma non ricordo, dove sono tenuti o se ci sono
ancora.»
«Dobbiamo trovarli ad ogni costo. Dovresti provare a
disegnarli, così posso vedere cosa stiamo cercando.»
Mi misi alla ricerca di un sopporto su cui
disegnare. Lo trovai quasi subito su un bancone, era un quaderno, dove c’erano
scritti degli appunti, lo passai subito a James e gli diedi una mia biro con
cui disegnare. James si mise subito a disegnare, fini il disegno in pochi
istanti e me lo fece vedere.
«Sei sicuro che sia questo, quello che dobbiamo
cercare?»
«Non ne sono sicuro al cento per cento, ma è l’unico
indizio che abbiamo.»
Osservai meglio il disegno, solo allora mi resi
conto di aver già visto una siringa di quel tipo.
«Penso di averla già vista da qualche parte.»
James si scompose un po’ e disse.
«Ne sei sicuro!? Dove l’hai vista?!»
«Calmati un attimo! Ci sto pensando e la tua agitazione
non mi aiuta molto.»
Provai a concentrarmi, intanto James si calmo e
rimase in silenzio.
Ero da solo, stavo percorrendo un corridoio, svoltai
un angolo e fu allora che vidi un uomo. Stava davanti ad una porta, quando mi avvicinai,
vidi che era una guardia della sicurezza. Mi diressi verso l’uomo, quando mi
feci abbastanza vicino, l’uomo capì che volevo andare da lui e disse.
«Solo il personale autorizzato può accedere alla
stanza.»
Mentre mi avvicinavo, risposi.
«Sono il dottor Forgét e sono stato autorizzato dal
dottor Marcus in persona.»
«Certo. Il dottor Marcus mi aveva avvertito. Può
passare.»
L’uomo si girò verso la porta sulla quale c’era una
targhetta, con inciso il numero tredici, aprì la porta con una chiave e infine
si fece da parte per farmi passare. Entrai nella stanza, era uguale alla mia
camera e seduta davanti alla scrivania vidi Eve. Mentre la guardavo, si girò
verso di me.
«Non mi aspettavo di vederti qui. Che cosa sei
venuto a fare?»
Mi avvicinai a lei e mi misi a sedere sul letto.
«Accomodati pure, fai come fossi a casa tua.»
Disse in modo sarcastico.
«Perché l’hai fatto Eve? Sapevi le regole della
struttura. Ora tutti pensano che sei una spia o chissà cos’altro.»
«Non ti devo spiegare niente. Non è una cosa che ti
riguarda.»
«Ne dovrai parlare con qualcuno! Queste persone non
scherzano!»
Eve rimase in silenzio.
«Va bene, fa come ti pare.»
Infilai una mano nella tasca del camice e ne tirai
fuori una siringa, appena Eve la vide, disse con tono di sfida.
«Cos’è? Una specie di siero della verità?»
«Niente di tutto questo. Da quando ti sei fatta arrestare,
abbiamo fatto dei passi avanti nel trovare una cura per il virus. Questo è una
dei campioni della cura sperimentale più promettente, voglio che la tenga te.»
«Ma sei pazzo!? Se mi scoprissero con una cosa del
genere…»
«Non ti scopriranno se la nascondi per bene. Voglio
che la tenga te in caso di emergenza. Usala solo se sei certa di essere stata
contagiata, altrimenti potrebbe ucciderti…»
«Ma smettila di dire queste cose.»
Mi alzai e andai verso di lei. Gli presi la mano con
la forza e ci misi la siringa e dissi.
«Nascondila bene. Quando avrò un po’ di tempo
tornerò.»
Mi allontanai da lei per avvicinarmi alla porta,
bussai e attesi che la guardia l’aprisse.
«Vedi di non fare altre stupidaggini. Alla prossima»
La guardia aprì la porta e me ne andai.
Non sapevo se dire a James quello che mi ero
ricordato, Eve non sembrava in una bella situazione e da quanto ricordavo, lui
ne era a conoscenza. Infine dissi
«Non ricordo di averla mai vista. Ma almeno ora so
cosa cercare.»
«Sei sicuro che non ti ricordi niente?»
«Non mi dice niente questo disegno.»
James mi guardò con aria perplessa, si aspettava
un'altra risposta?
«Non fa niente. Alla fine ce ne ricorderemo.»
Disse infine James.
«Pensi che dovremo continuare a cercare qui?»
«Credo che abbiamo controllato abbastanza questo
posto, sono sicuro che qua non troveremo i campioni della cura. Cerchiamo da
qualche altra parte.»
«Va bene… Andiamo.»
E ci avviamo verso l’uscita del laboratorio.

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