Buona lettura!
«Vi do il benvenuto
alla struttura Gemini! Sono contento di vedere che siete in così tanti ad aver
accolto la nostra richiesta di collaborazione.»
L’uomo stava
parlando su un palco sopraelevato, davanti ad un leggio, aveva un’aria molto
eccitata.
«Come ben sapete,
la mia compagnia ha messo a disposizione questa struttura per la ricerca della cura del virus che sta causando tante
morti nel mondo, è un dovere di noi tutti dare una mano ho pensato. Per questo
motivo, in seguito ad alcune discussione avute con il qui presente, dottor
James Marcus»
Indicò un uomo
seduto vicino a lui.
«Ho deciso di
mettere a disposizione questa avanzatissima struttura di ricerca alle più
brillanti menti del campo della microbiologia, sia del settore privato che di
quello pubblico. Qui potrete svolgere le ricerche in completa tranquillità e
sicurezza. Ma ora basta parlare di me. Passo la parola al dottor Marcus che vi
spiegherà meglio la situazione.»
L’uomo si mise a
sedere e subito dopo si alzò il dottor Marcus, era vestito come la prima volta
che l’avevo visto alla conferenza di presentazione del progetto, un’impeccabile
completo scuro e gli immancabili occhiali da sole.
«Anche io sono
lieto di vedervi in così tanti, sono presenti molti nomi illustri del nostro
campo. Come ha già detto il presidente Merck questa struttura dispone delle
apparecchiature più avanzate disponibili, inoltre grazie ad un avanzata rete di
telecomunicazione, la struttura Gemini è collegata con altre strutture simili
in tutto il mondo, in modo tale da poter condividere meglio i risultati
ottenuti. Come scoprirete presto il complesso si sviluppa in profondità su
cinque livelli, in quello più alto ci sono gli accessi. Nel primo livello
interrato ci sono gli alloggi per il personale, la mensa e gli spogliatoi.
Mentre nel secondo e terzo livello interrato sono presenti i laboratori. Nel
quarto livello invece sono custoditi i campioni del virus, per questo motivo
l’accesso a quel livello sarà riservato a pochi. La struttura è sotto il
controllo di un’innumerevole quantità di telecamere, che sono presenti quasi
ovunque, tranne che nei bagni e negli alloggi.»
Marcus differentemente
da Merck era impassibile.
«Per i l’utilizzo
dei laboratori ci saranno dei turni giornalieri. Saranno composte delle squadre
da tre elementi ciascuna. La composizione delle varie squadre sarà detta domani
mattina, prima dell’inizio dei lavori. Per ulteriori dettagli vi sono stati
consegnati delle cartelle con tutta la documentazione del caso. Non c’è bisogno
di dire quanto sia importante il successo di questa iniziativa, molte persone
contano su di noi, vediamo di non deluderle. Per ora è tutto, potete andarvi a
stabilire negli alloggi che vi sono stati assegnati.»
Applaudimmo per
qualche istante, poi Marcus andò a parlare con il presidente Merck. Mi alzai
dalla sedia, dove ero seduto, ero in una sala conferenze del complesso, acconto
a me era seduto Luis.
«Non ero sicuro che
avresti partecipato.»
«Non è stata una
decisione difficile. Come avevi detto te, in tempi come questi, dobbiamo dare tutti
una mano. Poi penso che in un posto come questo, avremo più possibilità di
trovare prima una cura.»
«Hai assolutamente
ragione, avranno apparecchiature che all’università neanche si sognano!
Comunque hai sentito le voci sulla nascita di questa cosa?»
«Di che stai
parlando?»
Luis si mise in
piedi e mi si avvicinò.
«Sembra che questa
cosa sia nata in seguito a strani incidenti avvenuti ad alcune delle persone
che stanno cercando la cura per il virus. Ecco perché questo posto è
sorvegliato così bene.»
«Cosa vuoi dire?
Che c’è qualcuno che sta uccidendo le persone che stanno cercando di trovare
una cura per il virus?»
«Io non l’ho detto.
Sei stato te a dirlo.»
«Ma non dire
cavolate Luis, vedi cospirazioni da tutte le parti. E di chi sarebbe la colpa?
Dei templari? Degli illuminati? La CIA? Topolino? Non crederai ancora a queste
cose?»
«Certo. Continua a
prendermi in giro. Ma alla fine anche te vedrai la verità.»
«Certamente Luis.
Intanto vado a vedere il mio alloggio. Ci vediamo dopo in sala mensa.»
Dissi mentre mi
allontanai da lui.
C’eravamo fermati
nella sala conferenze, perché James voleva controllare una cosa, diceva che in
quella sala c’era un terminale per accedere alla rete interna del complesso e
che tramite quella era possibile vedere se c’erano altri sopravvissuti. Ormai
stava trafficando al computer da diversi minuti, non capivo cosa stessa
facendo, continuava a inserire linee di codice a me incomprensibili. A un certo
punto gli dissi.
«Stai facendo
qualche progresso?»
«Sta andando bene, presto
potrò usare i sensori biometrici per vedere se ci sono altre persone vive.»
«Bene. Sai, mi
ricordo che in questa sala hai tenuto una conferenza. Eri molto convincente.»
«Dici? Non me lo
ricordo proprio.»
«Strano, ti ricordi
molte cose utili di questo complesso.»
«Non è meglio così?
Vorresti che mi ricordassi cose inutili come una conferenza a cui ho
partecipato?»
Disse James
impassibile.
«Certo che no,
queste cose sono molto più utili. Ma da qui non ti riesce trovare il codice di
apertura dell’uscita?»
«Non posso. Quella
porta è scollegata dal resto della rete.»
«Capisco. Ma…»
«Adam al momento
sono impegnato, perché non fai un giro della stanza per vedere se trovi
qualcosa di utile?»
Disse James in modo
calmo mentre armeggiava al computer.
«Certo… Vado
subito.»
Guardai un attimo
la stanza, fortunatamente era deserta, prima di arrivare li avevamo controllato
un altro paio di laboratori, in cui avevamo trovato dei cadaveri. Invece nella
sala conferenza non c’era nessuno, la stanza era molto ampia con diverse file
di poltrone divise in due gruppi, vicino al palco c’erano alcune
apparecchiature, tra cui il computer con cui stava lavorando James. Dopo un
veloce giro non notai niente di utile. Allora mi misi a sedere su una poltrona
e tirai fuori il notebook dalla borsa. Lo accesi e dopo qualche decina di
secondi apparve la richiesta di log in, provai a inserire qualche password,
come la data di nascita e altre cose, ma non erano accettate dal sistema.
Infine provai a inserire “Eve”, ma neanche quello era stato accettato. Poi
osservai James che stava lavorando, sembrava cavarsela molto bene con quella
roba. Magari avrei potuto chiedergli una mano per trovare la password. Rimisi
il notebook nella borsa e tornai da Marcus. Una volta avvicinatomi, gli dissi:
«Senti James,
saresti in grado di trovare la password per accedere a un computer?»
«Lo posso fare, ma
si può accedere ai dati di un computer anche senza dover mettere la password
richiesta dal sistema operativo. Lo potrebbe fare chiunque.»
«Capito. Allora mi
potresti aiutare ad accedere ai dati del mio notebook? Vedi non ricordo ancora
la password.»
«Certamente…
Aspetta un attimo, il sistema di sorveglianza ha rilevato del movimento in un
settore del terzo livello interrato.»
Sul monitor vedevo
solo dei codici incomprensibili.
«Sei in grado di
far vedere la ripresa della telecamera?»
«è quello che sto
facendo… Ecco fatto.»
Sul monitor apparve
una finestra che mostrava un video. Nel video si vedeva un corridoio del
complesso, a un certo punto apparve una figura, indossava un camice bianco e aveva
dei lunghi capelli biondi.
«Ma quella è Eve!»
Dissi avvicinandomi
al monitor. Subito dopo la donna uscì dall’inquadratura.
«Non la puoi
seguire?»
Dissi rivolgendomi
a James.
«Certo che la posso seguire, è quello che
voglio fare.»
La visuale del
video cambiò e inquadrò nuovamente la donna, ogni volta che usciva
dall’inquadratura, subito dopo veniva messa la visuale di un'altra videocamera.
Così seguimmo la donna per qualche minuto, fino a quando arrivò a un ascensore.
«Dove vorrà
andare?»
«Sicuramente salirà
ai piani superiori.»
Rispose James. La
donna era entrata nell’ascensore e solo allora ne vidi il volto. Era
sicuramente Eve. La donna si avvicinò al pannello di controllo dell’ascensore e
pigiò un bottone, dall’inquadratura non si capiva quale bottone avesse premuto.
«Non è possibile…»
Disse James intento
a osservare il monitor, poi la cabina si mosse verso il basso.
«Ma che dici? Cos’è
impossibile?»
«Niente… Lascia
stare.»
Osservai ancora il
monitor, dopo un po’ di tempo l’ascensore fermò la sua discesa e subito dopo
Eve uscì. Ci fu un altro cambio di camera, Eve stava percorrendo un corridoio,
dopo qualche altro cambio di camera fu inquadrata una grossa porta, si trovava
alla fine del corridoio ed era simile a quella che avevo visto quando mi ero
svegliato. Eve si era fermata a contemplare la porta, poi si avvicinò a un
terminale ed estrasse dalla tasca quello che sembrava un palmare.
«Non è possibile!»
Esclamò James,
aveva il volto leggermente livido, si vedeva che si stava alterando, intanto
Eve, stava armeggiando con il dispositivo, infine si concentrò sul pannello e
incominciò a digitare qualcosa sulla testiera. Quando fini di digitare sulla
testiera si allontanò dal terminale, dopo qualche istante la porta cominciò ad
aprirsi. Quando la porta si aprì completamente, Eve vi entrò, sparendo
dall’inquadratura e subito dopo la porta si chiuse.
«Dobbiamo
seguirla.»
Disse James. Mi
girai per guardarlo in volto, l’accenno di rabbia che avevo notato nel suo
volto era sparito.
«Che hai detto?»
James mi guardò
negli occhi, il suo viso era calmo, ma gli occhi trasmettevano la sua
determinazione.
«Dobbiamo
assolutamente trovare quella donna.»

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