domenica 18 dicembre 2011

Project Gemini: Capitolo 7




Ecco il settimo capitolo di Project Gemini!
Buona lettura!


«Vi do il benvenuto alla struttura Gemini! Sono contento di vedere che siete in così tanti ad aver accolto la nostra richiesta di collaborazione.»
L’uomo stava parlando su un palco sopraelevato, davanti ad un leggio, aveva un’aria molto eccitata.
«Come ben sapete, la mia compagnia ha messo a disposizione questa struttura per la ricerca  della cura del virus che sta causando tante morti nel mondo, è un dovere di noi tutti dare una mano ho pensato. Per questo motivo, in seguito ad alcune discussione avute con il qui presente, dottor James Marcus»
Indicò un uomo seduto vicino a lui.
«Ho deciso di mettere a disposizione questa avanzatissima struttura di ricerca alle più brillanti menti del campo della microbiologia, sia del settore privato che di quello pubblico. Qui potrete svolgere le ricerche in completa tranquillità e sicurezza. Ma ora basta parlare di me. Passo la parola al dottor Marcus che vi spiegherà meglio la situazione.»
L’uomo si mise a sedere e subito dopo si alzò il dottor Marcus, era vestito come la prima volta che l’avevo visto alla conferenza di presentazione del progetto, un’impeccabile completo scuro e gli immancabili occhiali da sole.
«Anche io sono lieto di vedervi in così tanti, sono presenti molti nomi illustri del nostro campo. Come ha già detto il presidente Merck questa struttura dispone delle apparecchiature più avanzate disponibili, inoltre grazie ad un avanzata rete di telecomunicazione, la struttura Gemini è collegata con altre strutture simili in tutto il mondo, in modo tale da poter condividere meglio i risultati ottenuti. Come scoprirete presto il complesso si sviluppa in profondità su cinque livelli, in quello più alto ci sono gli accessi. Nel primo livello interrato ci sono gli alloggi per il personale, la mensa e gli spogliatoi. Mentre nel secondo e terzo livello interrato sono presenti i laboratori. Nel quarto livello invece sono custoditi i campioni del virus, per questo motivo l’accesso a quel livello sarà riservato a pochi. La struttura è sotto il controllo di un’innumerevole quantità di telecamere, che sono presenti quasi ovunque, tranne che nei bagni e negli alloggi.»
Marcus differentemente da Merck era impassibile.
«Per i l’utilizzo dei laboratori ci saranno dei turni giornalieri. Saranno composte delle squadre da tre elementi ciascuna. La composizione delle varie squadre sarà detta domani mattina, prima dell’inizio dei lavori. Per ulteriori dettagli vi sono stati consegnati delle cartelle con tutta la documentazione del caso. Non c’è bisogno di dire quanto sia importante il successo di questa iniziativa, molte persone contano su di noi, vediamo di non deluderle. Per ora è tutto, potete andarvi a stabilire negli alloggi che vi sono stati assegnati.»
Applaudimmo per qualche istante, poi Marcus andò a parlare con il presidente Merck. Mi alzai dalla sedia, dove ero seduto, ero in una sala conferenze del complesso, acconto a me era seduto Luis.
«Non ero sicuro che avresti partecipato.»
«Non è stata una decisione difficile. Come avevi detto te, in tempi come questi, dobbiamo dare tutti una mano. Poi penso che in un posto come questo, avremo più possibilità di trovare prima una cura.»
«Hai assolutamente ragione, avranno apparecchiature che all’università neanche si sognano! Comunque hai sentito le voci sulla nascita di questa cosa?»
«Di che stai parlando?»
Luis si mise in piedi e mi si avvicinò.
«Sembra che questa cosa sia nata in seguito a strani incidenti avvenuti ad alcune delle persone che stanno cercando la cura per il virus. Ecco perché questo posto è sorvegliato così bene.»
«Cosa vuoi dire? Che c’è qualcuno che sta uccidendo le persone che stanno cercando di trovare una cura per il virus?»
«Io non l’ho detto. Sei stato te a dirlo.»
«Ma non dire cavolate Luis, vedi cospirazioni da tutte le parti. E di chi sarebbe la colpa? Dei templari? Degli illuminati? La CIA? Topolino? Non crederai ancora a queste cose?»
«Certo. Continua a prendermi in giro. Ma alla fine anche te vedrai la verità.»
«Certamente Luis. Intanto vado a vedere il mio alloggio. Ci vediamo dopo in sala mensa.»
Dissi mentre mi allontanai da lui.

C’eravamo fermati nella sala conferenze, perché James voleva controllare una cosa, diceva che in quella sala c’era un terminale per accedere alla rete interna del complesso e che tramite quella era possibile vedere se c’erano altri sopravvissuti. Ormai stava trafficando al computer da diversi minuti, non capivo cosa stessa facendo, continuava a inserire linee di codice a me incomprensibili. A un certo punto gli dissi.
«Stai facendo qualche progresso?»
«Sta andando bene, presto potrò usare i sensori biometrici per vedere se ci sono altre persone vive.»
«Bene. Sai, mi ricordo che in questa sala hai tenuto una conferenza. Eri molto convincente.»
«Dici? Non me lo ricordo proprio.»
«Strano, ti ricordi molte cose utili di questo complesso.»
«Non è meglio così? Vorresti che mi ricordassi cose inutili come una conferenza a cui ho partecipato?»
Disse James impassibile.
«Certo che no, queste cose sono molto più utili. Ma da qui non ti riesce trovare il codice di apertura dell’uscita?»
«Non posso. Quella porta è scollegata dal resto della rete.»
«Capisco. Ma…»
«Adam al momento sono impegnato, perché non fai un giro della stanza per vedere se trovi qualcosa di utile?»
Disse James in modo calmo mentre armeggiava al computer.
«Certo… Vado subito.»
Guardai un attimo la stanza, fortunatamente era deserta, prima di arrivare li avevamo controllato un altro paio di laboratori, in cui avevamo trovato dei cadaveri. Invece nella sala conferenza non c’era nessuno, la stanza era molto ampia con diverse file di poltrone divise in due gruppi, vicino al palco c’erano alcune apparecchiature, tra cui il computer con cui stava lavorando James. Dopo un veloce giro non notai niente di utile. Allora mi misi a sedere su una poltrona e tirai fuori il notebook dalla borsa. Lo accesi e dopo qualche decina di secondi apparve la richiesta di log in, provai a inserire qualche password, come la data di nascita e altre cose, ma non erano accettate dal sistema. Infine provai a inserire “Eve”, ma neanche quello era stato accettato. Poi osservai James che stava lavorando, sembrava cavarsela molto bene con quella roba. Magari avrei potuto chiedergli una mano per trovare la password. Rimisi il notebook nella borsa e tornai da Marcus. Una volta avvicinatomi, gli dissi:
«Senti James, saresti in grado di trovare la password per accedere a un computer?»
«Lo posso fare, ma si può accedere ai dati di un computer anche senza dover mettere la password richiesta dal sistema operativo. Lo potrebbe fare chiunque.»
«Capito. Allora mi potresti aiutare ad accedere ai dati del mio notebook? Vedi non ricordo ancora la password.»
«Certamente… Aspetta un attimo, il sistema di sorveglianza ha rilevato del movimento in un settore del terzo livello interrato.»
Sul monitor vedevo solo dei codici incomprensibili.
«Sei in grado di far vedere la ripresa della telecamera?»
«è quello che sto facendo… Ecco fatto.»
Sul monitor apparve una finestra che mostrava un video. Nel video si vedeva un corridoio del complesso, a un certo punto apparve una figura, indossava un camice bianco e aveva dei lunghi capelli biondi.
«Ma quella è Eve!»
Dissi avvicinandomi al monitor. Subito dopo la donna uscì dall’inquadratura.
«Non la puoi seguire?»
Dissi rivolgendomi a James.
 «Certo che la posso seguire, è quello che voglio fare.»
La visuale del video cambiò e inquadrò nuovamente la donna, ogni volta che usciva dall’inquadratura, subito dopo veniva messa la visuale di un'altra videocamera. Così seguimmo la donna per qualche minuto, fino a quando arrivò a un ascensore.
«Dove vorrà andare?»
«Sicuramente salirà ai piani superiori.»
Rispose James. La donna era entrata nell’ascensore e solo allora ne vidi il volto. Era sicuramente Eve. La donna si avvicinò al pannello di controllo dell’ascensore e pigiò un bottone, dall’inquadratura non si capiva quale bottone avesse premuto.
 «Non è possibile…»
Disse James intento a osservare il monitor, poi la cabina si mosse verso il basso.
«Ma che dici? Cos’è impossibile?»
«Niente… Lascia stare.»
Osservai ancora il monitor, dopo un po’ di tempo l’ascensore fermò la sua discesa e subito dopo Eve uscì. Ci fu un altro cambio di camera, Eve stava percorrendo un corridoio, dopo qualche altro cambio di camera fu inquadrata una grossa porta, si trovava alla fine del corridoio ed era simile a quella che avevo visto quando mi ero svegliato. Eve si era fermata a contemplare la porta, poi si avvicinò a un terminale ed estrasse dalla tasca quello che sembrava un palmare.
«Non è possibile!»
Esclamò James, aveva il volto leggermente livido, si vedeva che si stava alterando, intanto Eve, stava armeggiando con il dispositivo, infine si concentrò sul pannello e incominciò a digitare qualcosa sulla testiera. Quando fini di digitare sulla testiera si allontanò dal terminale, dopo qualche istante la porta cominciò ad aprirsi. Quando la porta si aprì completamente, Eve vi entrò, sparendo dall’inquadratura e subito dopo la porta si chiuse.
«Dobbiamo seguirla.»
Disse James. Mi girai per guardarlo in volto, l’accenno di rabbia che avevo notato nel suo volto era sparito.
«Che hai detto?»
James mi guardò negli occhi, il suo viso era calmo, ma gli occhi trasmettevano la sua determinazione.
«Dobbiamo assolutamente trovare quella donna.»

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