Ecco il decimo capitolo di Project Gemini:
Buona lettura!
«Non penso sia…»
«Stai mettendo in dubbio le mie capacità Adam?»
Fui interrotto da James
«No, stavo solo dicendo, che dovremo essere sicuri, prima di procedere.»
«Sono sicuro. Si stanno avvicinando alla cura per il virus. Quindi dobbiamo
passare alla fase successiva del piano. Altre strutture sono state ripulite. Al
momento poche sono operative. Forse, siamo addirittura gli ultimi. Mi hanno
deluso. Questi cosiddetti luminari. Ma lasciamo perdere. Ti ricordi come va
somministrata la cura? Vero?»
«Certo, va inoculata, solo dopo essere stati contagiati.»
«Ottimo. Fino a quando non inizieremo le pulizie, puoi continuare a giocare
con la dottoressa Walls. Ormai, non credo sia più necessario sapere cosa sa. Il
mondo sta andando a scatafascio, abbiamo vinto.»
Il volto del dottor Marcus s’illuminò. Anche se durò solo qualche istante,
poi ritorno al suo solito sguardo freddo.
«Ora puoi andare. Ti richiamerò per informarti sui dettagli.»
«Va bene.»
Feci un cenno di assenso verso James e lasciai l’ufficio.
Marcus aveva ragione. Eve non si doveva fidare di me. Stavamo percorrendo
un corridoio, al primo livello interrato. Eve era davanti a me. Perché l’avevo
fatto? Non riuscivo a ricordarmelo. Ma ormai, era chiaro, che fossi a
conoscenza, di quello che stava per succedere in quel posto. Tutte quelle
persone morte. Le avevo uccise io? Non credevo che fossi capace di fare cose
simili.
Eve si fermò davanti ad una porta, rivolse un attimo lo sguardo nella mia
direzione e poi aprì la porta.
«Dove stai andando?»
Non mi rispose ed entrò nella stanza. Io la seguii subito. Appena entrai,
vidi che ci trovavamo in una delle tante stanze da letto.
«Perché siamo entrati qui?»
«Puoi chiudere la porta? Per favore?»
Chiusi la porta e tornai a osservare la stanza. Guardandola meglio, mi resi
conto che quella era la stanza di Eve, mentre stavo pensando, non mi ero reso conto,
dove mi avesse condotto. Eve mi stava osservando, o meglio, sembrava che mi
stesse analizzando con lo sguardo. Poi disse:
«C’è qualcosa che non va? Mi sembri sconvolto.»
«No! Va tutto bene.»
Risposi fulmineo. La risposta non sembrava averla convinta.
«Adam. Ti conosco abbastanza bene. So quando cerchi di mentirmi.»
L’aveva capito. Dovevo sviarla. Non potevo dichiarargli la verità. Almeno,
non in quel momento.
«Hai ragione… Il fatto è che niente va bene… Non mi ricordo niente. Siamo
intrappolati in questo posto… Come posso stare bene?»
Cercai d’essere il più melodrammatico possibile. Eve mi osservò qualche
istante. Avevo esagerato? Poi aggiunse.
«Hai ragione… Sono stata stupida a chiedertelo. Ma penso, che presto
risolleverò il tuo morale.»
«In che modo lo vorresti fare?»
Eve fece un sorriso e cominciò ad avvicinarsi a me. Si faceva sempre più
vicina. Una volta arrivatami di fronte, mi avvinghiò per i fianchi, portò la
sua bocca vicina al mio orecchio e disse:
«Possiamo ancora uscire da qui.»
«Cos…»
Eve mi spinse via e cominciò a tossire. Cercai di avvicinarmi, ma lei si
allontanò.
«Stai bene?»
Una volta finito di tossire, Eve si rivolse verso di me.
«Certo… Almeno sono ancora viva… E tutto questo, grazie a te. Se non mi
avessi portato la cura, a quest’ora sarei morta. Grazie.»
«Non c’è di che…»
Rimanemmo per qualche secondo in silenzio. Dall’espressione di Eve, vedevo,
che mi era veramente grata, per quello che avevo fatto. Poi Eve riprese.
«Come ti ho detto, possiamo ancora uscire da questo posto. C’è un'altra via
per uscire dal complesso. E sono sicuro, che Marcus, non abbia fatto ancora in
tempo a cambiare il codice. Perché, come la porta all’entrata, è impossibile,
modificare la password da remoto.»
«Ma come sai tutte queste cose?»
«Anch’io ho i miei segreti.»
Disse Eve con un’aria maliziosa.
«Tornando a noi. Si da il caso, che sul palmare, sia segnata la password
per quell’uscita. Non credo, che Marcus pensi, che potremo conoscere
l’esistenza di tale uscita. Quindi non si sarà preso la briga di andare a
cambiare il codice.»
«Allora cosa aspettiamo? Dobbiamo muoverci!»
«Hai ragione. Ma c’è un problema. Non sappiamo, dove si trovi ora Marcus.
Potrebbe essere ovunque. Quindi, se ci avviamo verso l’uscita secondaria, non
penso che gli ci vorrà molto tempo, per capire le nostre intenzioni. Dovremo
essere veloci. Hai capito?»
«Certo.»
«Fortunatamente, nelle stanze del dormitorio, non sono presenti sistemi di
sorveglianza. Ma una volta usciti da quella porta, Marcus ci potrà vedere. Se
siamo fortunati, capirà troppo tardi le nostre intenzioni, altrimenti… Non
penso che riusciremo a uscire. Ma dobbiamo provarci ugualmente! Sei con me?»
«Certo!»
«Ottimo! Allora andiamo!»
Allora, ci dirigemmo verso la porta e uscimmo.
Dormivo. A un tratto, sentii il suono di una sirena. Mi svegliai di
soprassalto. Il rumore rimbombava in tutta la stanza. Cercai di capire cosa
stava succedendo. Poi mi rivenne in mente il discorso che aveva fatto il dottor
Marcus, il giorno prima.
«Brutto figlio di puttana.»
Non avrà già rilasciato il virus nel complesso? Saltai giù dal letto e
m’infilai i primi vestiti che trovai, un paio di jeans blu e una maglietta
bianca a maniche lunghe. Una volta vestito, andai verso la porta per aprirla.
Una volta spalancata la porta, mi trovai davanti Luis.
«Adam… è terribile!»
Aveva la faccia sconvolta, stava ansimando, forse aveva corso molto e non
era una persona molto atletica. Cercai di calmarlo.
«Luis, riprendi il fiato! Poi dimmi cosa sta succedendo!»
Cercavo di urlare, in modo da sovrastare il rumore della sirena, che nel
corridoio era molto più forte. Luis, si fermò un attimo, per riprendere fiato,
poi continuò:
«Si è attivato l’allarme della fuoriuscita di materiale biologico!»
Maledetto Marcus! Non mi aveva neanche avvisato! Mi dovevo sbarazzare di
Luis e trovare James.
«Ho capito! Cercherò di capire cosa è successo di preciso! Torna nella tua
stanza, ti raggiungerò quando mi sarò informato!»
«Certo… Ma…»
«Ascoltami Luis… Devo capire cosa sta succedendo, sicuramente lo capirò
prima se mi muovo da solo. Hai capito?!»
Luis era perplesso, poi aggiunse.
«Hai ragione! Ti aspetterò nella mia stanza! Ma sbrigati!»
Se ne andò e si diresse verso la sua stanza. Io invece, mi diressi verso
l’ufficio di Marcus.
Stavamo camminando da diverso tempo. Eve faceva strada, mentre io la
seguivo. Non sapevo come facesse a orientarsi in quel posto, i corridoi mi
sembravano tutti uguali. Invece lei sembrava muoversi con molta disinvoltura in
quei corridoi. Fino a quel punto, non avevamo sentito la voce di Marcus. Magari
ci stava osservando dal sistema di videosorveglianza, ma non ne potevamo essere
sicuri. A un certo punto, Eve si fermò davanti ad una porta chiusa
elettronicamente e disse:
«Ed eccoci alla prima prova…»
Prese il palmare rubato a James, guardò un attimo il display e digitò un
codice sul tastierino numerico vicino alla porta. Una volta finito di digitare
il codice, la porta si aprì automaticamente.
«Questa è fatta. Penso che ora, Marcus abbia capito le nostre intenzioni.»
Disse Eve, poi entrò e io la seguii.
«Siamo già arrivati all’uscita?»
«No. Siamo solo entrati nella parte del complesso in disuso. Il personale
del progetto non era autorizzato a entrarvi. Il codice lo sapeva solo Marcus.
Avanti, muoviamoci in fretta, non è ancora finita.»
Eve accelerò il passo. Quella parte del complesso, non era molto dissimile
da quella in cui eravamo prima, si distingueva solo per il fatto di essere più
trasandata. Mentre stavo osservando il nuovo ambiente, fui richiamato da Eve:
«Adam! Non rimanere indietro!»
Infatti, si era molto distanziata da me. Feci una piccola corsa per
raggiungerla e continuammo il nostro cammino.
Spalancai la porta e mi fiondai dentro la stanza. Marcus stava
tranquillamente seduto sulla sua poltrona. Era intento a lavorare al computer e
sembrava che il suono della sirena gli desse fastidio.
«Accomodati pure…»
Disse, senza degnarmi di uno sguardo. Allora, preso dalla furia, sbattei la
porta e gli urlai contro:
«Ma cosa hai fatto!?»
«Ho fatto quello che dovevamo.»
«Ma non avevi detto, che mi avresti avvertito, prima di procedere con il
piano!?»
«Non c’era tempo. Dovevo agire il prima possibile. Tanto finché non sei
infetto, non hai bisogno di usare la cura.»
«Ma… Mi dovevi avvertire ugualmente!»
Finalmente, Marcus distolse il volto dallo schermo e mi guardò negli occhi,
almeno credevo, visto che portava, i suoi soliti occhiali da sole.
«Ti devo ricordare chi comanda qui? Ho deciso di anticipare i tempi. Non
volevo, che fosse scoperta la cura. Quindi ho deciso di rilasciare in anticipo
il virus. Ora sono sicuro, che non troveranno la cura. Hai capito?»
«Ho capito…»
«Bene. Ho già modificato il codice dell’uscita. Così, nessuno sarà in grado
di uscire. Ecco…»
Marcus, prese un foglio e me lo porse. Lo presi e lo guardai. C’era scritta
la nuova password:
xFXF=fN7UEceA7LX
«Una volta che l’hai memorizzata, dammela.»
Rilessi un'altra volta la password, per essere sicuro di ricordarmela. Poi
ridiedi il foglio a James, che lo distrusse. Poi si rivolse nuovamente verso di
me.
«Come ben sai, la cura, potrebbe avere degli effetti collaterali… Come una
temporanea perdita della memoria. C’è da dire, che la percentuale è molto
bassa, ma può capitare. Quindi ho deciso di memorizzare diverse password su un
dispositivo, nel caso perdessi la memoria.»
«Bene. Ma dopo che saranno tutti morti, cosa dovremo fare?»
«Stai calmo. Saprai tutto a tempo debito. Tanto ci vorrà del tempo, prima
che la gente inizi a morire. Intanto, dovrò cercare di mantenere la calma. Te
invece, guarda di far parlare la dottoressa Walls, gli altri sono molto
preoccupati riguardo a quella donna. Sa muoversi troppo bene nel complesso.»
«E una volta scoperto cosa sa. Come mi devo comportare?»
«Lasciala dove sta. Tanto sarà uccisa dal virus. Penso che tra poco, farò
riunire tutti nella sala conferenze, per vedere se riesco un po’ a calmarli.
Adesso puoi andare.»
«Allora ci vediamo dopo.»
Marcus, tornò a osservare il monitor del computer ed io andai verso la
porta. Una volta uscito, tornai verso il dormitorio, dove Luis mi aspettava
nella sua camera. Durante il tragitto, ripetei più volte il nuovo codice, per
aprire l’uscita del complesso.

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