domenica 8 gennaio 2012

Project Gemini: Capitolo 8



Ecco l'ottavo capitolo di Project Gemini!
Buona lettura.

«Dobbiamo assolutamente trovare quella donna.»
Disse James, mentre mi guardava. C’erto che dovevamo trovarla, ma non capivo perché lui la volesse trovare.
«Certo. Ma perché la vuoi trovare?»
«Ora non ti posso spiegare. Ma quella donna è pericolosa, non so quale sia il suo obbiettivo, ma va fermata. Nel posto in cui è entrata, sono tenute cose molto pericolose. Dobbiamo andare. Subito!»
«Allora andiamo.»
James si alzò dalla sedia e scattò verso l’uscita, io lo seguii a ruota e ce ne andammo dalla sala conferenze.

«Allora non ti ha voluto dire niente?»
Disse il dottor Marcus, mi trovavo nel suo ufficio ed ero seduto su una sedia. James era seduto su una poltrona dall’altra parte della scrivania.
«Non mi ha voluto dire il motivo per cui l’ha fatto. Ma se vuole posso riprovare.»
James mi fissò per qualche istante, poi disse:
«Quella donna mi preoccupa. Pensavo che fossero stati fatti dei controlli accurati sui partecipanti. Ma ha quanto pare mi sbagliavo…»
Il dottore rimase qualche secondo in silenzio, sembrava pensare a qualcosa e poi riprese;
«Non possiamo permettere che il programma fallisca. La posta in gioco è troppo alta. Hai il permesso di fargli visita quando puoi, devi scoprire tutto quello che sa.»
«Ho capito.»
«Devi fargli capire che sei dalla sua parte. Forse alla fine si fiderà di te. Ora lasciami solo, mi devo occupare di altre cose.»
Mi alzai dalla sedia e andai verso la porta. Prima di uscire però chiesi una cosa al dottor Marcus;
«Scusi. Ma lei sa quale sia la situazione all’esterno?»
James mi guardò un attimo e rispose;
«La situazione sta precipitando. Andrà sempre peggio. Ma non è niente che non fosse già stato preventivato. Ora se non ti dispiace, puoi andare?»
«Certo…»
Uscii dall’ufficio. Mentre stavo percorrendo il corridoio, ripensai al discorso avuto con Marcus, non sopportavo quell’uomo, era sempre pieno di se e sembrava che niente lo potesse toccare. Ma ero costretto a lavorarci e lo dovevo sopportare fino alla fine del progetto. Poi molto probabilmente non l’avrei più rivisto. Guardai l’orologio e mi resi conto che ero in ritardo. Dovevo andare subito in laboratorio, sicuramente Luis mi stava aspettando e al mio arrivo mi avrebbe fatto una bella ramanzina. Feci subito uno scatto e mi diressi verso il laboratorio.

Marcus stava inserendo il codice di apertura della porta. Fortunatamente se l’era ricordato. Stavo attendendo che la porta si aprisse. La porta era in pratica identica a quella che avevo visto, appena mi ero svegliato. Finalmente James si staccò dal terminale e si mise accanto a me in attesa. Iniziai ha sentire dei rumori, che provenivano dalla porta, durò qualche istante e subito dopo la porta cominciò ad aprirsi. Al di la della porta continuava un corridoio, che dopo qualche metro s’intersecava con un altro.
«Penso che dovresti andare prima te. Io aspetto qualche minuto e poi ti raggiungo.»
Disse James. Fui sorpreso dalla proposta che aveva fatto e dissi;  
«Per quale motivo vuoi fare così?»
«Te e la dottoressa Walls vi conoscete. Quindi è meglio che prima veda una faccia familiare. Così penso di poterla prenderla di sorpresa, mentre te la distrai.»
Infilò la mano in tasca e impugnò la pistola.
«La sai usare?»
Dissi con aria perplessa.
«Certo. Ma spero di non doverla usare.»
«Allora io vado»
Attraversai l’entrata. Dopo qualche passo mi girai verso James. Lui fece un cenno di assenso e disse;
 «Non ti preoccupare. Non ti perderò.»
Tornai a guardare davanti a me e accelerai il passo. Dovevo cogliere quell’occasione per distanziarmi il più possibile da James. In modo tale, da poter aver più tempo, per scoprire il più possibile da Eve.

Entrai in laboratorio, aspettandomi di sentire Luis, iniziare a farmi una bella ramanzina. Ma non sentii niente del genere. Feci scorrere lo sguardo in tutto il laboratorio e alla fine vidi Luis chino su un’apparecchiatura.
«Sono arrivato. Scusami per il ritardo.»
«Non fa niente. Ti dovevi occupare di cose importanti. Com’è andata con Eve? Ti ha detto qualcosa?»
«Non ha detto niente. Ma almeno non sono andato lì per niente.»
Vidi lo sguardo di Luis, si capiva che era preoccupato per qualcosa.
«C’è qualcosa che non va?»
«No…niente…è solo, che girano delle strane voci.»
«Su cosa?»
«Secondo queste voci, sembra che ultimamente, non si stiano ricevendo comunicazioni da alcune delle altre strutture di ricerca. E poi Eve viene arrestata…»
«Cosa vuoi dire? Che Eve è coinvolta in tutto questo?»
«No… Stavo solo dicendo che le cose vanno sempre peggio. Non so se faremo in tempo, ha trovare una cura efficace…»
«Ma certo che ce la faremo, e poi l’umanità è sempre riuscita a sopravvivere alle varie pandemie.»
«Ma non hai ancora capito che questa è diversa dalle altre!? Non è mai successo che un virus così contagioso, con un così alto tasso di mortalità, si potesse diffondere così tanto. Sembra quasi che sia stato aiutato da qualcuno…»
«Ora basta Luis. Stai diventando paranoico…»
«Ma non lo vedi!? Sembra un virus progettato per uccidere il più alto numero di persone possibili! Poi se aggiungi la velocità con cui si è diffuso! È apparso da un giorno all’altro!»
Mi girai un attimo verso la porta. E solo allora vidi, che le urla di Luis avevano richiamato l’attenzione degli altri scienziati, che si erano avvicinati all’entrata per vedere cosa succedeva. Luis stava continuando a sbraitare, anche se non ascoltavo quello che diceva. Andai verso la porta e la chiusi con forza.
 «Ma stai ascoltando quello che sto dicendo!»
«Devi smetterla Luis! Devi riprendere il controllo!»
«Ma io ho il controllo assoluto! È soltanto che non mi vuoi ascoltare! Come sempre!»
«Ma non è vero! Sono solo le tue teorie cospirative a essere assurde!»
Luis si calmò di colpo;
«Allora è così?»
Prima che avessi il tempo di rispondere, Luis si diresse verso la porta e l’aprì.
«Non avete nient’altro da fare voi!?»
Urlò al gruppetto di persone che si era formato fuori dal laboratorio e se ne andò.

Stavo perlustrando il livello da ormai qualche minuto. Quel posto era pieno di avvertimenti, su ogni porta che avevo visto, era attaccato un cartello che segnalava il pericolo biologico. Da quanto era grande quel posto, ci dovevano tenere anche altre cose, oltre al virus cui stavamo cercando la cura. Tutte le stanze che avevo perlustrato fino a quel momento, si erano rivelate deserte. Entra in un'altra stanza, era di piccole dimensioni. Dalla parte opposta all’entrata, c’era una porta pressurizzata. Allora notai, che nelle pareti della stanza erano stati ricavati degli incavi, due per lato. Dentro gli incavi c’erano appese delle tute. Erano chiaramente delle tute di contenimento. A un certo punto, mi accorsi che una cavità era vuota. E fu allora che la porta pressurizzata si apri di colpo. Non mi feci neanche in tempo a rendermi conto cosa stesse succedendo, che vidi una figura fiondarsi verso di me. Fui stretto in un forte abbraccio e allora sentii una voce distorta da un altoparlante.
«Adam…»
Respinsi indietro la figura, naturalmente si trattava di Eve. Stava indossando la tuta mancante, nella mano destra, teneva, quella che sembrava una robusta valigetta metallica.
«Non sapevo cosa fare Adam… Mi dispiace…»
«Non c’è tempo! Senti… Non mi ricordo quasi niente… Ho avuto un’amnesia. Prima ho trovato James Marcus, lui vuole catturarti, mi devi spiegare cosa sta succedendo…»
«Cosa!? Hai incontrato Marcus?! E adesso dove si trova?!»
«Sta arrivando, ha mandato me in avansc…»
«Cazzo! Tieni un attimo questa.»
Eve mi porse la valigetta e la presi. Subito dopo cominciò a sfilarsi la tuta di contenimento, l’operazione fu abbastanza complessa e richiese circa un minuto. Una volta finito Eve mi riprese la valigetta dicendo;
«Dobbiamo assolutamente andarcene di qui. Andiamo.»
Eve mi afferrò per la mano e mi trascinò via con lei.
Non era proprio come l’avevo vista nei miei ricordi, aveva il volto molto pallido, i lunghi capelli biondi erano disordinati e i suoi occhi verde smeraldo mostravano la sua stanchezza.
«Mi vuoi dire cosa sta succedendo? Eve?»
«Non c’è tempo, dobbiamo trovare un modo per seminare Marcus…»
Eve, interruppe il discorso e mi resi subito cono del motivo. Marcus si era parato davanti a noi e disse;
«Questo credo sia impossibile.»
Ci stava puntando la pisola addosso.
«Dottoressa Walls, lasci andare il mio amico. Per piacere.»
«Mai!»
Eve si parò davanti a me, aprì la valigetta e la rivolse verso James.
«Dove spera di andare dottoressa?»
«Voglio uscire da questo posto e porterò Adam con me!»
«Purtroppo è impossibile uscire da qui. Anche Adam lo sa.»
«Marcus, Sei solo un lurido bugiardo.»
«Non m’importa cosa pensa di me. Ora mi passi la valigetta e lasci andare il dottor Forgét.»
James era determinato, glielo si leggeva negli occhi, dopo qualche secondo di stallo, aggiunse;
 «Se non fa come dico, sarò costretto a spararle.»

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