Ecco l'ottavo capitolo di Project Gemini!
Buona lettura.
«Dobbiamo assolutamente trovare quella donna.»
Disse James, mentre mi guardava. C’erto che dovevamo trovarla, ma non
capivo perché lui la volesse trovare.
«Certo. Ma perché la vuoi trovare?»
«Ora non ti posso spiegare. Ma quella donna è pericolosa, non so quale sia
il suo obbiettivo, ma va fermata. Nel posto in cui è entrata, sono tenute cose
molto pericolose. Dobbiamo andare. Subito!»
«Allora andiamo.»
James si alzò dalla sedia e scattò verso l’uscita, io lo seguii a ruota e
ce ne andammo dalla sala conferenze.
«Allora non ti ha voluto dire niente?»
Disse il dottor Marcus, mi trovavo nel suo ufficio ed ero seduto su una
sedia. James era seduto su una poltrona dall’altra parte della scrivania.
«Non mi ha voluto dire il motivo per cui l’ha fatto. Ma se vuole posso
riprovare.»
James mi fissò per qualche istante, poi disse:
«Quella donna mi preoccupa. Pensavo che fossero stati fatti dei controlli
accurati sui partecipanti. Ma ha quanto pare mi sbagliavo…»
Il dottore rimase qualche secondo in silenzio, sembrava pensare a qualcosa
e poi riprese;
«Non possiamo permettere che il programma fallisca. La posta in gioco è
troppo alta. Hai il permesso di fargli visita quando puoi, devi scoprire tutto
quello che sa.»
«Ho capito.»
«Devi fargli capire che sei dalla sua parte. Forse alla fine si fiderà di
te. Ora lasciami solo, mi devo occupare di altre cose.»
Mi alzai dalla sedia e andai verso la porta. Prima di uscire però chiesi
una cosa al dottor Marcus;
«Scusi. Ma lei sa quale sia la situazione all’esterno?»
James mi guardò un attimo e rispose;
«La situazione sta precipitando. Andrà sempre peggio. Ma non è niente che
non fosse già stato preventivato. Ora se non ti dispiace, puoi andare?»
«Certo…»
Uscii dall’ufficio. Mentre stavo percorrendo il corridoio, ripensai al
discorso avuto con Marcus, non sopportavo quell’uomo, era sempre pieno di se e
sembrava che niente lo potesse toccare. Ma ero costretto a lavorarci e lo
dovevo sopportare fino alla fine del progetto. Poi molto probabilmente non
l’avrei più rivisto. Guardai l’orologio e mi resi conto che ero in ritardo.
Dovevo andare subito in laboratorio, sicuramente Luis mi stava aspettando e al
mio arrivo mi avrebbe fatto una bella ramanzina. Feci subito uno scatto e mi
diressi verso il laboratorio.
Marcus stava inserendo il codice di apertura della porta. Fortunatamente se
l’era ricordato. Stavo attendendo che la porta si aprisse. La porta era in
pratica identica a quella che avevo visto, appena mi ero svegliato. Finalmente
James si staccò dal terminale e si mise accanto a me in attesa. Iniziai ha
sentire dei rumori, che provenivano dalla porta, durò qualche istante e subito
dopo la porta cominciò ad aprirsi. Al di la della porta continuava un
corridoio, che dopo qualche metro s’intersecava con un altro.
«Penso che dovresti andare prima te. Io aspetto qualche minuto e poi ti
raggiungo.»
Disse James. Fui sorpreso dalla proposta che aveva fatto e dissi;
«Per quale motivo vuoi fare così?»
«Te e la dottoressa Walls vi conoscete. Quindi è meglio che prima veda una
faccia familiare. Così penso di poterla prenderla di sorpresa, mentre te la
distrai.»
Infilò la mano in tasca e impugnò la pistola.
«La sai usare?»
Dissi con aria perplessa.
«Certo. Ma spero di non doverla usare.»
«Allora io vado»
Attraversai l’entrata. Dopo qualche passo mi girai verso James. Lui fece un
cenno di assenso e disse;
«Non ti preoccupare. Non ti
perderò.»
Tornai a guardare davanti a me e accelerai il passo. Dovevo cogliere
quell’occasione per distanziarmi il più possibile da James. In modo tale, da
poter aver più tempo, per scoprire il più possibile da Eve.
Entrai in laboratorio, aspettandomi di sentire Luis, iniziare a farmi una
bella ramanzina. Ma non sentii niente del genere. Feci scorrere lo sguardo in
tutto il laboratorio e alla fine vidi Luis chino su un’apparecchiatura.
«Sono arrivato. Scusami per il ritardo.»
«Non fa niente. Ti dovevi occupare di cose importanti. Com’è andata con
Eve? Ti ha detto qualcosa?»
«Non ha detto niente. Ma almeno non sono andato lì per niente.»
Vidi lo sguardo di Luis, si capiva che era preoccupato per qualcosa.
«C’è qualcosa che non va?»
«No…niente…è solo, che girano delle strane voci.»
«Su cosa?»
«Secondo queste voci, sembra che ultimamente, non si stiano ricevendo
comunicazioni da alcune delle altre strutture di ricerca. E poi Eve viene
arrestata…»
«Cosa vuoi dire? Che Eve è coinvolta in tutto questo?»
«No… Stavo solo dicendo che le cose vanno sempre peggio. Non so se faremo
in tempo, ha trovare una cura efficace…»
«Ma certo che ce la faremo, e poi l’umanità è sempre riuscita a sopravvivere
alle varie pandemie.»
«Ma non hai ancora capito che questa è diversa dalle altre!? Non è mai
successo che un virus così contagioso, con un così alto tasso di mortalità, si
potesse diffondere così tanto. Sembra quasi che sia stato aiutato da qualcuno…»
«Ora basta Luis. Stai diventando paranoico…»
«Ma non lo vedi!? Sembra un virus progettato per uccidere il più alto
numero di persone possibili! Poi se aggiungi la velocità con cui si è diffuso!
È apparso da un giorno all’altro!»
Mi girai un attimo verso la porta. E solo allora vidi, che le urla di Luis
avevano richiamato l’attenzione degli altri scienziati, che si erano avvicinati
all’entrata per vedere cosa succedeva. Luis stava continuando a sbraitare,
anche se non ascoltavo quello che diceva. Andai verso la porta e la chiusi con
forza.
«Ma stai ascoltando quello che sto
dicendo!»
«Devi smetterla Luis! Devi riprendere il controllo!»
«Ma io ho il controllo assoluto! È soltanto che non mi vuoi ascoltare! Come
sempre!»
«Ma non è vero! Sono solo le tue teorie cospirative a essere assurde!»
Luis si calmò di colpo;
«Allora è così?»
Prima che avessi il tempo di rispondere, Luis si diresse verso la porta e l’aprì.
«Non avete nient’altro da fare voi!?»
Urlò al gruppetto di persone che si era formato fuori dal laboratorio e se
ne andò.
Stavo perlustrando il livello da ormai qualche minuto. Quel posto era pieno
di avvertimenti, su ogni porta che avevo visto, era attaccato un cartello che
segnalava il pericolo biologico. Da quanto era grande quel posto, ci dovevano
tenere anche altre cose, oltre al virus cui stavamo cercando la cura. Tutte le
stanze che avevo perlustrato fino a quel momento, si erano rivelate deserte.
Entra in un'altra stanza, era di piccole dimensioni. Dalla parte opposta
all’entrata, c’era una porta pressurizzata. Allora notai, che nelle pareti
della stanza erano stati ricavati degli incavi, due per lato. Dentro gli incavi
c’erano appese delle tute. Erano chiaramente delle tute di contenimento. A un
certo punto, mi accorsi che una cavità era vuota. E fu allora che la porta
pressurizzata si apri di colpo. Non mi feci neanche in tempo a rendermi conto
cosa stesse succedendo, che vidi una figura fiondarsi verso di me. Fui stretto
in un forte abbraccio e allora sentii una voce distorta da un altoparlante.
«Adam…»
Respinsi indietro la figura, naturalmente si trattava di Eve. Stava
indossando la tuta mancante, nella mano destra, teneva, quella che sembrava una
robusta valigetta metallica.
«Non sapevo cosa fare Adam… Mi dispiace…»
«Non c’è tempo! Senti… Non mi ricordo quasi niente… Ho avuto un’amnesia. Prima
ho trovato James Marcus, lui vuole catturarti, mi devi spiegare cosa sta
succedendo…»
«Cosa!? Hai incontrato Marcus?! E adesso dove si trova?!»
«Sta arrivando, ha mandato me in avansc…»
«Cazzo! Tieni un attimo questa.»
Eve mi porse la valigetta e la presi. Subito dopo cominciò a sfilarsi la
tuta di contenimento, l’operazione fu abbastanza complessa e richiese circa un
minuto. Una volta finito Eve mi riprese la valigetta dicendo;
«Dobbiamo assolutamente andarcene di qui. Andiamo.»
Eve mi afferrò per la mano e mi trascinò via con lei.
Non era proprio come l’avevo vista nei miei ricordi, aveva il volto molto
pallido, i lunghi capelli biondi erano disordinati e i suoi occhi verde
smeraldo mostravano la sua stanchezza.
«Mi vuoi dire cosa sta succedendo? Eve?»
«Non c’è tempo, dobbiamo trovare un modo per seminare Marcus…»
Eve, interruppe il discorso e mi resi subito cono del motivo. Marcus si era
parato davanti a noi e disse;
«Questo credo sia impossibile.»
Ci stava puntando la pisola addosso.
«Dottoressa Walls, lasci andare il mio amico. Per piacere.»
«Mai!»
Eve si parò davanti a me, aprì la valigetta e la rivolse verso James.
«Dove spera di andare dottoressa?»
«Voglio uscire da questo posto e porterò Adam con me!»
«Purtroppo è impossibile uscire da qui. Anche Adam lo sa.»
«Marcus, Sei solo un lurido bugiardo.»
«Non m’importa cosa pensa di me. Ora mi passi la valigetta e lasci andare
il dottor Forgét.»
James era determinato, glielo si leggeva negli occhi, dopo qualche secondo
di stallo, aggiunse;
«Se non fa come dico, sarò costretto
a spararle.»

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