Ecco il nono capitolo di Project Gemini.
Buona lettura.
«Se non fa come dico, sarò costretto a spararle.»
Disse James.
«Se mi spari il contenuto della valigetta, cascherà in
terra.»
Rispose Eve. La situazione era tesa, dovevo fare qualcosa;
«Dai James… Non c’è bisogno di essere così drastici…»
«Stai zitto Adam, se ti ricordassi come stanno veramente le
cose. Saresti dalla mia parte.»
«Non ascoltarlo. Cerca solo di confonderti.»
Disse Eve, rivolgendosi verso di me, poi aggiunse;
«Lasciaci andare Marcus, o giuro che distruggo il contenuto
della valigetta»
«Interessante, a quanto pare siamo arrivati a una situazione
di stallo.»
Non sapevo di chi fidarmi. Perché James era tanto
interessato al contenuto della valigetta? Che cosa conteneva? Cercai di
osservarla meglio, dalla mia posizione non si vedeva il contenuto. Mentre stavo
osservando0 la valigetta, sentii tossire qualcuno. Neanche il tempo di
accorgermi che si trattava di James, che mi sentii strattonare da Eve e mi urlò;
«Corri!»
Fu una questione di un attimo, iniziammo a correre a più non
posso. Dopo un paio di secondi, sentii degli spari. Ma dopo che svoltammo il
corridoio, non sentii più niente. Continuammo a correre, senza girarci
indietro.
Non ce la facevo più. I miei muscoli erano straziati dal
dolore. Aravamo quasi arrivati all’uscita del livello.
«Eve… non ce la faccio più…»
«Dai Adam… Non fare l’uomo… siamo quasi arrivati
all’ascensore.»
Anche Eve non sembrava stare molto bene, ma riusciva a
resistere. Arrivammo all’ascensore in poco tempo. E quando finalmente entrammo ,
potei riprendermi un po’. Eve attivò subito l’ascensore, che cominciammo a
salire. Dopo essermi ripreso un po’, chiesi a Eve;
«Cosa diavolo
contiene quella valigetta?»
«Contiene… delle prove.»
«Prove? Prove di cosa?»
«Questa valigetta,
contiene le prove che dimostrano il fatto che il virus che sta uccidendo tante
persone nel mondo, è stato creato artificialmente. Ci sono tutte le varie
versioni del virus, da quelle meno efficaci, fino a quella che conosciamo
tutti.»
«Cosa?»
«Ma perché sei sorpreso? Sei stato te a dirmi queste cose.
C’è il dottor Marcus, dietro a tutto questo.»
«Non ti ricordi? Ti ho detto che ho un’amnesia.»
«Come?!»
«Non te lo ricordi?
Te l’avevo detto prima, quando ci siamo incontrati?»
«Scusa, non me lo ricordavo. Sai, siamo appena sfuggiti da
Marcus…»
«Prima dobbiamo nasconderci da James. Lui ci può trovare
tramite il sistema di videosorveglianza.»
«Ecco come mi avete trovato. Ma non ci nasconderemo, prima
ho trovato una cosa interessante. Nella stanza di Marcus ho trovato questo.»
Eve estrasse dalla tasca del camice un palmare.
«E a cosa ci serve?»
«Ci serve per uscire da qui. Anche te sapevi la password, ma
anche se non te la ricordi, non serve, è scritta qua dentro. A quanto pare
Marcus aveva paura di scordare vari codici, quindi se li è appuntati qua dentro.»
«Allora possiamo uscire da qui?»
«Certamente. E il dottor Marcus non ci potrà fermare.»
«Te lo portano da mangiare?»
Chiesi a Eve, che rimase in silenzio. Ero tornato nella sua
stanza, per vedere se riuscivo a farla parlare.
«Scena muta anche oggi?»
«…»
«Va bene… Sai, ieri, dopo che sono andato via, ho avuto in
piccolo battibecco con Luis, lui si era fatto prendere dalle sue solite ipotesi
complottistiche e alla fine se la presa con me.»
«Sicuramente se la è presa, perché non lo ascolti mai e lo
prendi sempre in giro…»
«Prego?»
Eve mi guardò con aria di sfida.
«Pensi di aver sempre ragione. Non ascolti mai le opinioni
degli altri.»
«Allora sei in grado di parlare. Allora mi vorresti dire,
perché diavolo sei entrata in una zona vietata?»
«…»
A quanto pare non voleva dirmi niente a riguardo.
«Eve… ti puoi fidare di me… Voglio solo aiutarti. Perché
l’hai fatto?»
Eve rimase in silenzio.
«Ho capito… Ho finito anche per oggi.»
Presi la mia roba e mi alzai. Bussai alla porta e attesi che
la guardia me l’aprisse dall’esterno.
«Non ti fidare di nessuno.»
«Che cosa hai detto?»
La guardia aprì la porta. Non ricevendo riposta da Eve, me
ne andai.
Eravamo arrivati all’entrata del complesso. Eve camminava
davanti a me con andatura decisa. Poi mi venne in mente di Luis.
«Eve, ma te sai che fine ha fatto Luis? È ancora vivo?»
«Non lo so. Sono sempre stata rinchiusa prima del rilascio
del virus. Te non hai voluto dire che fine avesse fatto.»
«…»
«Manca poco. Finalmente potremo uscire da questo inferno.»
Girammo l’angolo e ci trovammo davanti all’uscita,
naturalmente era chiusa. Eve si avvicinò al terminale e tirò fuori dalla tasca
il palmare. Armeggiò qualche istante con il palmare e poi cominciò a inserire
il codice sul terminale. Una volta inserito il codice, pigiò il pulsante di
conferma e attese. La risposta non si fece attendere e fu negativa. Il
terminale emise un suono e sullo schermo apparve la scritta:
Accesso negato
«Non è possibile!»
Esclamò Eve. Si mise a digitare nuovamente il codice. Ma la
riposta fu sempre la stessa.
«Ma come è possibile. Sono sicura che questa sia il codice
giusto.»
Eve aveva un’espressione spaesata, mentre controllava lo
schermo del palmare. Poi si rivolse a me.
«Dobbiamo farti tornare la memoria.»
«Ma come? Hai qualche…»
Fui interrotto da uno sfruscio, che non capivo da dove
provenisse.
«Mi dispiace per voi. Ma il codice che conosceva Adam, era
lo stesso segnato sul palmare.»
Era James.
«Non potete uscire da qui. Ho cambiato il codice. Se mi
riporterete la valigetta con i campioni del virus, potrei decidere di lasciarvi
andare.»
«Che tu sia maledetto Marcus!»
inveì Eve.
«Si deve dare una calmata, dottoressa Walls. Non le fa bene,
essere sempre così tesa.»
«Quali garanzie abbiamo, che una volta consegnata la
valigetta, ci lascerai andare?»
«Naturalmente nessuna. Vi dovrete fidare della mia parola.»
«Non mi fiderò mai di te!»
«Così mi offende, dottoressa. Ma non capisco, come mai si
fidi tanto del dottor Forgét. È forse perché, le ha salvato la vita? Com’è
riuscita a salvarla? Questo mi domando. »
Ma di che diavolo stava parlando? Così mi rivolsi a Eve.
«Di che sta parlando?»
«Lascialo perdere, sta cercando di metterci contro. Ora
andiamocene da qui.»
Eve rimise il palmare in tasca e si avviò verso l’ascensore.
Io la seguii a ruota.
«Dove pensate di andare? Non potete nascondermi alla mia
vista. Vi troverò ovunque andrete!»
Eravamo sull’ascensore, Eve non aveva aperto bocca da quando
eravamo andati via dall’entrata, aveva un’espressione pensierosa. James non si
era fatto più sentire. Il discorso che aveva fatto James non mi tornava molto.
Ma Eve aveva detto che non lo dovevo ascoltare, l’unica cosa che mi ricordavo,
era che aveva dato a Eve un sorta di cura sperimentale per il virus. Si era
salvata grazie ad essa?
«Eve. Mi puoi dire cosa è successo in questo posto?»
«Non lo sodi preciso cosa sia successo. Prima del propagarsi
dell’infezione ero stata confinata nel mio alloggio. Poi sei arrivato te e mi
hai detto di usare la cura che mi avevi dato. Infine abbiamo cercato di scappare
e mi avevi detto che sapevi il codice per uscire. Però, prima di arrivare
all’uscita, sei collassato a terra. Io non sapevo cosa fare, il codice lo
conoscevi solo te. E non c’era modo per farti rinvenire… Non avevo la minima
possibilità di spostarti da lì… Così ti ho lasciato lì e ho girovagato nel
complesso, fino a quando mi hai trovato…»
«capisco... E come hai trovato il palmare di James?»
«L'ho preso nella sua stanza. Sapevo che dietro a tutto
questo casino c'era lui.»
«Ecco cosa stava cercando con tanta foga... Ma ora ė inutile
averlo. Marcus ha cambiato la password. Che cosa proponi di fare?»
« Prima di tutto dobbiamo trovare un luogo tranquillo e poi
ne parleremo. Tanto non credo che ci verrà a cercare.»
L'ascensore si fermò e uscimmo.
Ero nuovamente nell'ufficio di Marcus per fare rapporto.
James stava analizzando dei dati.
«Anche oggi, non ho ottenuto risultati.»
«Adam, mi stai deludendo... Dobbiamo assolutamente scoprire
per chi lavora! Dobbiamo scoprire cosa sa! Pensavo di potermi fidare di te.»
«Mi ci vuole un altro po' di tempo. Sono sicuro che presto
si aprirà con me.»
«Non abbiamo più molto tempo. Sto guardando dei risultati
del gruppo cinque... si stanno avvicinando alla risoluzione dell'enigma. Credo
che presto dovremo procedere con il piano.»
«Ne è sicuro? Così presto?»
« Ne sono sicuro! Presto dovremo fare piazza pulita. Come ti
ho già detto. Molte persone contano sul successo di questo progetto.»

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