Ecco il terzo capitolo di Project Gemini!
Buona lettura!
Uscii dalla porta che
avevo lasciato aperta, e mi trovai subito difronte l’entrata dello spogliatoio
femminile. Mi avvicinai alla porta, afferrai il pomello, prima di girarlo mi
ripetei che si trattava di una porta a scomparsa come l’altra, e dovevo muoverla
verso destra per aprirla. Poi girai il pomello e feci scorrere la porta sui
binari, l’operazione non emetteva alcun rumore. Entra nello spogliatoio,
l’ambiente era identico all’altro. File parallele di armadietti che
attraversavano la stanza, e come nell’altro spogliatoio, tra una fila di
armadietti e l’altra erano sistemate delle panche. Mi misi subito alla ricerca
dell’armadietto di Eve. Inizia dalla prima fila di armadietti, proprio vicino
alla porta. Mi limitai a leggere solo le targhette degli armadietti, quindi ci
misi poco tempo a trovare l’armadietto di Eve. Si trovava nella terza fila che
controllai, era il penultimo armadietto sulla sinistra. Sulla targhetta c’era
scritto a chiare lettere, Eve Ellis, era sicuramente la stessa Eve di cui parlava
Luis. Purtroppo l’armadietto era chiuso, provai a vedere se nella stanza ci
fosse qualcosa con cui poter forzare il lucchetto, ma non trovai niente. Allora
pensai al Nome che avevo letto, Eve Ellis, ma non mi ricordava niente. Forse
non era la stessa Eve di cui parlava Luis. Allora decisi di finire di
controllare gli armadietti, nella speranza di trovare un'altra Eve, ma alla
fine non trovai nessun'altra targhetta con quel nome. Quindi Eve Ellis doveva
per forza essere la stessa persona nominata da Luis. Mi sforzai di ricordare
qualcosa di quella persona, «Eve Ellis, Eve Ellis» ripetei ad alta voce, ma
niente, quel nome non mi ricordava niente. Ero depresso per non essere arrivato
a niente, speravo d’avvero che quel nome fosse in grado di ricordarmi qualcosa
del mio passato. Magari quella conferenza non aveva niente a che fare con quel
posto. Per quanto ne sapevo, quel fatto poteva essere avvenuto anni prima. Mi
ero illuso nel credere che con così pochi indizi potessi presumere un
collegamento tra il progetto nominato in quell’evento e questo posto. Mi fermai
qualche minuto per riflettere sul da farsi, cercare l’armadietto di Eve si era
rivelato un fallimento, non sapevo come muovermi, poi mi ricordai che sulla
mappa del complesso avevo visto una stanza di controllo, forse in quel posto
avrei trovato qualche indizio per capire a cosa serviva questo complesso, e
magari in quel posto tenevano le chiavi della stanza numero otto, che pensavo
fosse la mia. Mi diressi verso l’uscita dello spogliatoio, una volta superata
l’uscita girai verso destra per tornare dalla parte da cui ero venuto.
Accelerai il passo preso da una sorta di euforia. Quando ormai ero prossimo a
svoltare l'angolo, sentii un rumore in lontananza, mi fermai per ascoltare
meglio, non capivo da dove provenisse quel suono, era un rumore continuo, che
mi sembrava di aver già sentito, più il tempo passava, più diventava forte,
alla fine mi resi conto che quel suono proveniva dalla direzione del corridoio
in cui c’erano gli spogliatoi, feci qualche passo in quella direzione, ed
infine mi ricordai dove avevo già sentito quel rumore, ero lo stesso suono che
produceva l’ascensore che avevo usato per scendere in quel livello del
complesso. Ma l’ascensore che avevo usato era da un'altra parte, quindi in quella
direzione ce ne doveva essere un altro. Poi mi resi conto che l’ascensore
poteva essere stato attivato da qualcuno. Quello era il primo segno di vita che
avevo sentito da quando mi ero risvegliato in quel posto. Ero bloccato dallo
stupore, non mi aspettavo niente del genere. Alla fine mi riscossi e inizia a
correre nella direzione da cui proveniva il rumore che diventava sempre più
forte, nella speranza di trovare qualcuno che mi potesse aiutare.
Stavo percorrendo di
corsa il corridoio che dava sugli spogliatoi, dopo di questi il corridoio
faceva una svolta a sinistra, il rumore che aveva attirato lamia attenzione
sembrava provenire da li. Tutti i muscoli del corpo mi dolevano, ogni secondo
che correvo il dolore aumentava, arrivato alla svolta rallentai. Girai l’angolo
e vidi che dopo qualche metro c’era un ascensore del tutto simile a quello che
avevo usato per scendere. Attraverso la rete si vedeva che la cabina non era
presente, però si sentiva il rumore che produceva quando era in movimento, il
rumore veniva dal basso, stava diventando sempre più forte. Doveva essere quasi
arrivato. Intanto mi stavo avvicinando, quando fui arrivato davanti all’entrata
del vano dell’ascensore mi fermai. Cercai di riprendermi da quel breve scatto
che avevo fatto, molto lentamente il dolore muscolare stava diminuendo. Mi
avvicinai di più alla saracinesca dell’ascensore, per vedere se attraverso la
rete s'intravedesse la cabina che saliva. Intravidi subito qualcosa che si
avvicinava lentamente. Ero felice di aver trovato qualcuno, speravo che fosse
qualcuno in grado di aiutarmi. Ormai era quasi arrivato, mi allontanai
leggermente dall’entrata e attesi l’apparizione della cabina, che cominciò ad
emergere dalle profondità della tromba dell’ascensore poco dopo. Inizialmente non
vidi niente, ma ad un certo punto vidi dei capelli biondi, seguiti da due occhi
di colore diverso, quello alla mia sinistra era nero, mentre quello alla mia
destra era azzurro, il volto era squadrato, sembrava scolpito nel marmo, la
figura indossava un lungo camice bianco, poi mi resi conto di aver già visto
quell’individuo. Era la persona che avevo visto sul palco alla fine della
conferenza, la persona che Luis sembrava ammirare tanto, era James Marcus.
James aveva l’aria sorpresa, sicuramente non si aspettava di vedermi. Appena
l’ascensore si fermò aprii la saracinesca. Non sapevo cosa dire, poi James alzò
il braccio destro verso la mia direzione, e solo allora mi accorsi che aveva
qualcosa in mano, alla fine mi resi conto che era una pistola. «Stai indietro!»
urlò Marcus, «Se ti avvicini ancora giuro che ti sparo!», feci subito qualche
passo indietro, molto lentamente. «Stai tranquillo James, non voglio farti del
male.», «Come fai a sapere come mi chiamo!?, Chi sei!?», James sembrava
parecchio spaventato, non sapevo come comportarmi, «Penso di conoscerti, non ne
sono sicuro, mi sono svegliato in questo posto, non ricordo niente del mio
passato, ma so che mi chiamo Adam, e non voglio farti del male», «Non prendermi
in giro! Sicuramente sei stato tu a combinare quella carneficina ai livelli
inferiori, io voglio soltanto uscire da questo posto, lasciami passare!», non
sapendo cosa fare, alzai lentamente le mani sopra la testa e mi feci da parte,
lasciandogli lo spazio libero per passare, poi aggiunsi «Per me puoi passare,
ma non credo che riuscirai ad uscire», mi guardò per qualche istante, «Non
azzardarti a seguirmi, altrimenti ti sparo!», «Stai tranquillo, non ti
seguirò», James attese ancora un po’, la mano che impugnava la pistola gli
tremava in maniera vistosa, poi sempre tenendomi sotto tiro, iniziò ad
avanzare. Dopo avermi superato, si girò di scatto e corse via.
Mi ci volle qualche minuto per riprendermi dal primo incontro da quando mi
ero risvegliato in quel luogo, sinceramente non era andato come me lo ero
immaginato, James era molto agitato, aveva parlato di una carneficina ai piani
inferiori, forse saranno stati i proprietari degli armadietti che avevo
trovato. Inoltre James non sembrava conoscermi, ma il fatto che si trovasse lì
mi spingeva a credere che quello fosse il posto in si era svolto il progetto di
cui aveva parlato Luis alla conferenza. Quello significava che anche Eve doveva
essere stata li, ma il nome Eve Ellis non mi aveva detto niente. Dovevo
assolutamente scoprire se quello fosse il posto in cui pensavo d’essere.
Aspettai qualche minuto, per la paura di raggiungere James, per arrivare alla
sala di controllo dovevo ripercorrere la maggior parte della strada che avevo
fatto per arrivare li. Dopo un’indefinita quantità di tempo decisi che era
venuto il momento di muoversi. Mi lasciai l’ascensore alle spalle e mi avviai
verso la sala di controllo.

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