sabato 3 dicembre 2011

Project Gemini: Capitolo 3



Ecco il terzo capitolo di Project Gemini!
Buona lettura!




Uscii dalla porta che avevo lasciato aperta, e mi trovai subito difronte l’entrata dello spogliatoio femminile. Mi avvicinai alla porta, afferrai il pomello, prima di girarlo mi ripetei che si trattava di una porta a scomparsa come l’altra, e dovevo muoverla verso destra per aprirla. Poi girai il pomello e feci scorrere la porta sui binari, l’operazione non emetteva alcun rumore. Entra nello spogliatoio, l’ambiente era identico all’altro. File parallele di armadietti che attraversavano la stanza, e come nell’altro spogliatoio, tra una fila di armadietti e l’altra erano sistemate delle panche. Mi misi subito alla ricerca dell’armadietto di Eve. Inizia dalla prima fila di armadietti, proprio vicino alla porta. Mi limitai a leggere solo le targhette degli armadietti, quindi ci misi poco tempo a trovare l’armadietto di Eve. Si trovava nella terza fila che controllai, era il penultimo armadietto sulla sinistra. Sulla targhetta c’era scritto a chiare lettere, Eve Ellis, era sicuramente la stessa Eve di cui parlava Luis. Purtroppo l’armadietto era chiuso, provai a vedere se nella stanza ci fosse qualcosa con cui poter forzare il lucchetto, ma non trovai niente. Allora pensai al Nome che avevo letto, Eve Ellis, ma non mi ricordava niente. Forse non era la stessa Eve di cui parlava Luis. Allora decisi di finire di controllare gli armadietti, nella speranza di trovare un'altra Eve, ma alla fine non trovai nessun'altra targhetta con quel nome. Quindi Eve Ellis doveva per forza essere la stessa persona nominata da Luis. Mi sforzai di ricordare qualcosa di quella persona, «Eve Ellis, Eve Ellis» ripetei ad alta voce, ma niente, quel nome non mi ricordava niente. Ero depresso per non essere arrivato a niente, speravo d’avvero che quel nome fosse in grado di ricordarmi qualcosa del mio passato. Magari quella conferenza non aveva niente a che fare con quel posto. Per quanto ne sapevo, quel fatto poteva essere avvenuto anni prima. Mi ero illuso nel credere che con così pochi indizi potessi presumere un collegamento tra il progetto nominato in quell’evento e questo posto. Mi fermai qualche minuto per riflettere sul da farsi, cercare l’armadietto di Eve si era rivelato un fallimento, non sapevo come muovermi, poi mi ricordai che sulla mappa del complesso avevo visto una stanza di controllo, forse in quel posto avrei trovato qualche indizio per capire a cosa serviva questo complesso, e magari in quel posto tenevano le chiavi della stanza numero otto, che pensavo fosse la mia. Mi diressi verso l’uscita dello spogliatoio, una volta superata l’uscita girai verso destra per tornare dalla parte da cui ero venuto. Accelerai il passo preso da una sorta di euforia. Quando ormai ero prossimo a svoltare l'angolo, sentii un rumore in lontananza, mi fermai per ascoltare meglio, non capivo da dove provenisse quel suono, era un rumore continuo, che mi sembrava di aver già sentito, più il tempo passava, più diventava forte, alla fine mi resi conto che quel suono proveniva dalla direzione del corridoio in cui c’erano gli spogliatoi, feci qualche passo in quella direzione, ed infine mi ricordai dove avevo già sentito quel rumore, ero lo stesso suono che produceva l’ascensore che avevo usato per scendere in quel livello del complesso. Ma l’ascensore che avevo usato era da un'altra parte, quindi in quella direzione ce ne doveva essere un altro. Poi mi resi conto che l’ascensore poteva essere stato attivato da qualcuno. Quello era il primo segno di vita che avevo sentito da quando mi ero risvegliato in quel posto. Ero bloccato dallo stupore, non mi aspettavo niente del genere. Alla fine mi riscossi e inizia a correre nella direzione da cui proveniva il rumore che diventava sempre più forte, nella speranza di trovare qualcuno che mi potesse aiutare.

Stavo percorrendo di corsa il corridoio che dava sugli spogliatoi, dopo di questi il corridoio faceva una svolta a sinistra, il rumore che aveva attirato lamia attenzione sembrava provenire da li. Tutti i muscoli del corpo mi dolevano, ogni secondo che correvo il dolore aumentava, arrivato alla svolta rallentai. Girai l’angolo e vidi che dopo qualche metro c’era un ascensore del tutto simile a quello che avevo usato per scendere. Attraverso la rete si vedeva che la cabina non era presente, però si sentiva il rumore che produceva quando era in movimento, il rumore veniva dal basso, stava diventando sempre più forte. Doveva essere quasi arrivato. Intanto mi stavo avvicinando, quando fui arrivato davanti all’entrata del vano dell’ascensore mi fermai. Cercai di riprendermi da quel breve scatto che avevo fatto, molto lentamente il dolore muscolare stava diminuendo. Mi avvicinai di più alla saracinesca dell’ascensore, per vedere se attraverso la rete s'intravedesse la cabina che saliva. Intravidi subito qualcosa che si avvicinava lentamente. Ero felice di aver trovato qualcuno, speravo che fosse qualcuno in grado di aiutarmi. Ormai era quasi arrivato, mi allontanai leggermente dall’entrata e attesi l’apparizione della cabina, che cominciò ad emergere dalle profondità della tromba dell’ascensore poco dopo. Inizialmente non vidi niente, ma ad un certo punto vidi dei capelli biondi, seguiti da due occhi di colore diverso, quello alla mia sinistra era nero, mentre quello alla mia destra era azzurro, il volto era squadrato, sembrava scolpito nel marmo, la figura indossava un lungo camice bianco, poi mi resi conto di aver già visto quell’individuo. Era la persona che avevo visto sul palco alla fine della conferenza, la persona che Luis sembrava ammirare tanto, era James Marcus. James aveva l’aria sorpresa, sicuramente non si aspettava di vedermi. Appena l’ascensore si fermò aprii la saracinesca. Non sapevo cosa dire, poi James alzò il braccio destro verso la mia direzione, e solo allora mi accorsi che aveva qualcosa in mano, alla fine mi resi conto che era una pistola. «Stai indietro!» urlò Marcus, «Se ti avvicini ancora giuro che ti sparo!», feci subito qualche passo indietro, molto lentamente. «Stai tranquillo James, non voglio farti del male.», «Come fai a sapere come mi chiamo!?, Chi sei!?», James sembrava parecchio spaventato, non sapevo come comportarmi, «Penso di conoscerti, non ne sono sicuro, mi sono svegliato in questo posto, non ricordo niente del mio passato, ma so che mi chiamo Adam, e non voglio farti del male», «Non prendermi in giro! Sicuramente sei stato tu a combinare quella carneficina ai livelli inferiori, io voglio soltanto uscire da questo posto, lasciami passare!», non sapendo cosa fare, alzai lentamente le mani sopra la testa e mi feci da parte, lasciandogli lo spazio libero per passare, poi aggiunsi «Per me puoi passare, ma non credo che riuscirai ad uscire», mi guardò per qualche istante, «Non azzardarti a seguirmi, altrimenti ti sparo!», «Stai tranquillo, non ti seguirò», James attese ancora un po’, la mano che impugnava la pistola gli tremava in maniera vistosa, poi sempre tenendomi sotto tiro, iniziò ad avanzare. Dopo avermi superato, si girò di scatto e corse via.

Mi ci volle qualche minuto per riprendermi dal primo incontro da quando mi ero risvegliato in quel luogo, sinceramente non era andato come me lo ero immaginato, James era molto agitato, aveva parlato di una carneficina ai piani inferiori, forse saranno stati i proprietari degli armadietti che avevo trovato. Inoltre James non sembrava conoscermi, ma il fatto che si trovasse lì mi spingeva a credere che quello fosse il posto in si era svolto il progetto di cui aveva parlato Luis alla conferenza. Quello significava che anche Eve doveva essere stata li, ma il nome Eve Ellis non mi aveva detto niente. Dovevo assolutamente scoprire se quello fosse il posto in cui pensavo d’essere. Aspettai qualche minuto, per la paura di raggiungere James, per arrivare alla sala di controllo dovevo ripercorrere la maggior parte della strada che avevo fatto per arrivare li. Dopo un’indefinita quantità di tempo decisi che era venuto il momento di muoversi. Mi lasciai l’ascensore alle spalle e mi avviai verso la sala di controllo.

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